Santy, Gola, Zibe group show at Teatro artigiano, Reggio Emilia: march 2011, Teatro della cooperativa Milan: april 2011
La mostra, ideata e prodotta da Franco Brambilla e curata da Giuliana Ducrey, nasce e prende forma nel Teatro Artigiano di Massenzatico, Reggio Emilia che la mette in stagione. Successivamente il progetto entra in contatto con l'esperienza del Teatro della Cooperativa di Milano e nasce l'idea di presentare l'esposizione anche al pubblico milanese. In una sorta di legame itinerante con gli artisti che operano nei diversi territori, nell'edizione milanese all' opera di Gola viene sostituita quella di Atomo e Neve, artisti milanesi che avevano già collaborato con il Teatro della Cooperativa.
Molte città europee, durante la seconda guerra mondiale furono duramente colpite dai bombardamenti aerei. Quando risuonava l’allarme – sei suoni di sirena di quindici secondi e intervallati da pause della stessa durata – la popolazione civile doveva precipitarsi nel rifugio più vicino e restarci fino al cessato allarme – un fischio di sirena di due minuti. Di questi rifugi ne esistevano nella solo Milano circa quindicimila: quello di corso Monforte, dove Mussolini trascorse la notte della vigilia della fuga, quello di via Adriano, dove trovavano riparo gli operai della Magneti Marelli, o quelli della Stazione Centrale e di piazza del Duomo, fino a più anonimi, nascosti sotto i palazzi, a Reggio Emilia i rifugi erano sovente nei cortili, nei giardini delle case e negli orti. I rifugi abitualmente erano segnalati da una freccia esterna verniciata a parete con la lettera R per rifugio, I per idrante e l’acronimo U.S. per uscita di sicurezza. Questi rifugi sono un luogo della memoria che parlano ancora oggi delle esperienze vissute durante la guerra, patrimonio storico che con il passare del tempo rischia di andare perduto. Le ristrutturazioni, le riverniciature e le sempre più frequenti puliture a sabbia, usate per rimuovere le scritte dei writers, stanno cancellando anche queste memorie.
L'idea di lavorare sul tema delle segnalazioni dei rifugi della seconda guerra mondiale ha suscitato varie riflessioni da parte dell'artista che ha rielaborato e le ha riproposte al pubblico in maniera metaforica. Molti dei segnali sono stati cancellati nella città di Milano, tanti altri invece sono rimasti dov'erano, le tags e le scritte attorno ripulite e alcuni di essi appunto preservati con cura. Questa disparità di trattamento potrebbe essere compresa con l?approssimativa attenzione che in varie occasione l'attuale amministrazione comunale ha dedicato a temi di memoria storica e ai suoi risvolti pratici, attenzione che invece non è mai mancata nell'identificare il fenomeno del writing (graffiti) , come uno dei problemi più gravi della città, da combattere con multe, processi penali e massicce forniture di tempera grigia, senza capire efficacemente le sue molpteplici e indissolubili valenze , da quella di reazione all' insofferenza all' odierno modello di società massificante e spersonalizzante, senza valore espressivo al di fuori delle logiche economiche a quella della creazione di codici e dinamiche che lo rendono in pieno un movimento artistico. Non è da sottovalutare il fatto che molte di queste operazioni di rimozione e imbiancatura sono state appaltate a ditte composte da personale extracomunitario, perlopiù sudamericano o nordafricano. C'è da immaginare che a fronte di una scarsa informazione di queste persone sull'argomento, non sia sempre stata fornita dal comune che ha commissionato i lavori, un adeguata direttiva di preservazione di tale segnaletica. Curioso e amaro scherzo della storia, le etnie di questi lavoratori spesso subiscono nei loro luoghi d'origine regimi totalitari simili a quelli che noi italiani vivemmo negli anni in cui questi segnali vennero dipinti. Non va dimenticata la responsabilità degli stessi writer e artisti di strada, che spesso, dimostrando molta ignoranza, sono stati i primi a coprire le segnaletiche. Questo quadro generale è perfettamente comprensibile se consideriamo la bassezza della cultura istituzionale italiana, che ha come proprio principale alfiere, non ha più le arti, ma la televisione di bassa lega. Queste le premesse, le riflessioni che hanno portato l'artista alla creazione delle opere, che tuttavia mantengono un'apertura abbastanza ampia all'interpretazione dello spettatore, come spesso nell'opera dell'artista.

"Gomma per cancellare" cm200x150, acrylics

"Ne è passata di acqua sotto i ponti" cm100x150 oil on canvas

cm150x100 oil on canvas




"La memoria non si cancella" cm100x150, oil on canvas